Sogno
Sogno anch’io, come tutti
d'altronde… ma io non li ricordo i miei sogni. Nei risvegli speciali ho la
sensazione di un’ombra che si allontana, immagini sfuocate di quanto vissuto,
ricordi che scivolano entro il foro di una clessidra e si ammucchiano in un
contenitore che non riesco a vedere e che, comunque, raccoglierebbe
inimmaginabili tesse di inimmaginabili puzzle diversi.
Immagino, ma non so cosa.
Questa mattina invece è stato
differente, perché il sogno, anche se in modo incompleto, lo ricordo ancora.
Ero a una riunione di
famiglia, in una casa che non conosco: una villetta a un piano… di stile
americano diciamo. C’era mia cugina con il marito, mio cugino (suo fratello),
la mia ex, sua sorella con il marito, mio zio con sua moglie (non ho zii vivi,
questi che ho sognato erano gli ultimi in vita), alcuni bambini non meglio
identificati e mia nonna materna (anche lei defunta da migliaia di anni).
C’è anche mia mamma, l’unica
veramente anziana (anche lei defunta ormai).
Eravamo tutti più giovani e
l’occasione di questa riunione di famiglia non la ricordo, non mi era ben
chiara neppure in sogno.
L’azione inizia durante la
riunione, non c’è un arrivo e non c’è un perché.
Io sono, straordinariamente
per l’occasione pubblica, vestito da donna.
Nessuno di loro mi ha mai
visto vestito al femminile.
Indosso un tubino nero, senza
maniche, e ho la parrucca biondo platino.
Sono anche truccata
leggermente, con ciglia finte.
Sono in ciabatte,
evidentemente sono lì da tempo… siamo lì da tempo e ci siamo messi tutte
comode.
I ragazzi giocano, noi
chiacchieriamo a gruppetti nelle varie stanze della casa: chi in cucina, chi in
salotto davanti alla televisione, chi in corridoio.
Nessuno nota il mio
abbigliamento, la sorella della mia ex mi parla con grandi sorrisi e mi
osserva, non finge di non vedermi come credo facciano gli altri… anche se
questa è una supposizione post risveglio. Chiacchiero con tutti, anche con i
bambini, e rimango un po’ con gli uomini a guardare la partita sul divano, il
vestito che scopre le mie bellissime gambe.
Mangiamo, uno spuntino pomeridiano
a base di torta e vino per gli adulti tutti intorno al lungo tavolo da pranzo,
spalla a spalla. L’atmosfera è gioiosa, il mio aspetto non l’ha rovinata.
Ad un certo punto devo
andarmene, la prima dei presenti anche se m’ero mossa per casa come se fossi la
padrona. Mi reco in bagno per aggiustarmi il trucco e poi vado nello sgabuzzino
per infilarmi gli stivali bianchi e il giubbino corto di pelle.
Gli stivali sembrano cambiare
la percezione di me nei presenti: mi vedono per quella che sono, per come sono
vestita e per come avrei dovuto esserlo.
Mi fermo a chiacchierare con
mio zio, lo trovo bene nonostante gli acciacchi: ci salutiamo con un bacio
sulla guancia. Bacio anche mia zia andandomene, mia mamma (che ha una faccia un
po’ triste per il mio aspetto), mia cugina coricata per terra per raccogliere
un giocattolo finito sotto un mobile (chinandomi svelo molto delle mie gambe e
di come sono fatta sotto il vestito: mia cugina osserva, mi guarda in volto e
mi sorride), mio cugino che mi saluta in modo formale (non apprezza, ma mi
vuole bene e non mi emargina) e la sorella della mia ex (che mi guarda per bene
prima di salutarmi, mi fa qualche complimento e mi abbraccia prima di baciarmi
sulla guancia… molto vicino alle mie labbra cariche di rossetto). Gli altri li
saluto globalmente con la mano (sono seduti dall’altro lato del tavolo).
Sulla porta vengo raggiunta
dalla mia ex che mi chiede un passaggio: accetto.
In auto mi chiede “Ma come ti
sei vestito?”, le rispondo “Se non ti va, perché sei salita con me?”
Mi sveglio, la parte piacevole
del sogno era terminata e stava iniziando una delle nostre inutili discussioni.
E’ stato un bel sogno, il
sogno di come la vita dovrebbe essere… di come vorrei che fosse la mia vita.

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